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Visualizzazione post con etichetta NATIONAL GEOGRAPHIC. Mostra tutti i post
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Gerewol Festival, Niger

Le feste più curiose del mondo

Le feste più curiose del mondo
Gerewol Festival, Niger
Fotografia di Mike Hettwer

Nell'Africa occidentale i nomadi Wodaabe celebrano ogni anno la loro idea di bellezza durante il Gerewol festival. I giovani attraggono la giuria femminile con trucco pesante, abiti da cerimonia e una danza tradizionale chiamata yakee. Il fortunato vincitore potrà scegliere mogli e amanti.

Schleicherlaufen Festival, Austria

Le feste più curiose del mondo

 
Le feste più curiose del mondo
 
Schleicherlaufen Festival, Austria
Fotografia di Melissa Farlow

Le strade di Telfs, in Austria, si trasformano in un mondo mistico e quasi ultraterreno. Gli abitanti sfilano in maschera attraverso la cittadina una volta ogni cinque anni appena prima dell'inizio della quaresima.

Le prime testimonianze del Schleicherlaufen risalgono al quindicesimo secolo, ma il festival potrebbe anche avere radici più antiche, legate ai rituali pre-cristiani degli abitanti della zona.

La celebrazione del Corpus Christi, Spagna

Le feste più curiose del mondo

 
Le feste più curiose del mondo
 
La celebrazione del Corpus Christi, Spagna
Fotografia di Israel L. Murillo/AP

Un uomo in maschera, conosciuto come El Colacho, simbolo di Satana, salta scavalcando un gruppo di bambine. Il rito vecchio di secoli è volto a  proteggerle dagli spiriti maligni. La celebrazione del Chorpus Christi, che si tiene ogni anno a Castrillo de Murcia, in Spagna, rende omaggio alla celebrazione cattolica della Santa Eucarestia.

La festa delle galline a Wayne, in Nebraska

Le feste più curiose del mondo

 
Le feste più curiose del mondo
 
La festa delle galline a Wayne, in Nebraska
Fotografia di Joel Sartore

Senza camicia, ma con apparente discrezione, uomini travestiti da galline si preparano ad esibirsi al Chicken Show.

Ogni estate, Wayne, cittadina del Nebraska, festeggia questi volatili con un ampia gamma  di eventi: la danza delle galline più grande del mondo; un'asta di galline di cemento decorate da artisti locali e  - per il dispiacere dei volatili patroni della manifestazione - una gara in cui vince chi mangia più ali di pollo.

Festa vegetariana, Thailandia

Le feste più curiose del mondo

 
Le feste più curiose del mondo
 
Festa vegetariana, Thailandia
Fotografia di David Longstreath/AP

I devoti del santuario di Bang Neow, sfilano nel corso della festa vegetariana thailandese di Phuket, puntando le armi contro i carnivori.

Gli immigrati cinesi diedero avvio a questa cerimonia taoista nel 1825, quando gli abitanti si affidarono agli dei e alla loro alimentazione vegetariana, per essere liberati da un'epidemia.

La festa dell'uomo nudo

Le feste più curiose del mondo


Le feste più curiose del mondo
 
La festa dell'uomo nudo
Fotografia e didascalia di Paul Whitton / My Shot

Hadaka Matsuri (letteralmente festa dell'uomo nudo) a Okayama, Giappone, è un festa tradizionale che risale a 1.200 anni fa.

La fotografia è stata scattata in inverno (a 9 gradi circa di temperatura). Gli uomini si immergono in acque gelate in un rito di purificazione.

Scherzi bestiali, quante bufale

Scherzi bestiali, quante bufale

Scherzi bestiali, quante bufale
Ibrido cane - uomo
Fotografia di Gabriel Bouys, AFP/Getty Images

Una donna osserva "A Young Family,"la scultura di una scrofa dalle sembianze vagamente umane con i suoi piccoli dell'artista australiana Patricia Piccinini, alla cinquantesima Biennale di Venezia di giugno 2003.

Fotografie della scultura sono circolate su internet negli anni successivi, suggerendo - tra l'altro - che le foto ritraevano un ibrido uomo-cane creato da un esperimento mal riuscito.

L'ibrido uomo-cane è una delle tante bufale sugli animali perpetrate nel corso dei secoli, soprattutto in occasione dei primo aprile.

Qualcosa di umano nella scultura c'è: Piccinini ha utilizzato peli e capelli umani insieme a silicone, acrilico e pelle.

Nella realtà, sono stati condotti esperimenti tesi a superare il confine tra uomo e animale con la creazione di chimere - creature ibride in parte umane e in parte animali. Per esempio, nel 2003 i ricercatori della Shanghai Second Medical University hanno unito cellule umane a ovuli di coniglio -  creando le prime chimere.

Yeti? No, grazie

L'abominevole uomo delle nevi, Bigfoot e simili sono solo stupidaggini. Lo sostiene il primo studio scientifico condotto su presunti "campioni" di queste fantomatiche creature

di James Owen
curiosita,genetica,scienza
Un'immagine scattata nel 1967 in California di un presunto esemplare di Bigfoot. Fotografia di Bettmann via Corbis

Un team guidato da Bryan Sykes, genetista all'Università di Oxford, ha analizzato frammenti di peli che varie persone sostenevano di aver raccolto da queste misteriose creature nel corso degli ultimi 50 anni.


Raccolti da musei e collezioni private in tutto il mondo, i 29 campioni su 30 che contenevano DNA da alizzare hanno restituito un risultato hanno rivelato che i cosiddetti "criptidi" appartengono in realtà a un serraglio di normalissimi animali, dai bovini, agli orsi ai procioni.

Per effettuare lo studio, Sykes i suoi colleghi hanno confrontato il DNA mitocondriale – il DNA ereditato dalle madri – preso dai campioni di pelo che si suppone provenissero dallo Yeti (un altro nome con cui ci si riferisce all'Abominevole uomo delle nevi) o da Bigfoot con i DNA contenuti in GenBank, un database internazionale di sequenze genetiche di oltre 300.000 organismi. Nello specifico, il team ha confrontato il DNA dei campioni di pelo con il gene 12s RNA, che è stato analizzato in tutte le specie di mammiferi.

Dei presunti campioni di Bigfoot provenienti dal Nord America,
tre provenivano da bovini. Altri peli appartenevano a pecore, procioni e porcospini. E l'unico campione attribuito all'Orang Pendek, una creatura con le sembianze di scimmia che secondo la leggenda si nasconderebbe nell'isola di Sumatra, è risultato appartenere a un tapiro, un grosso mammifero simile al maiale che vive nelle foreste tropicali.

Dalla Russia, poi, sono arrivati campioni del mitologico Almasty o Almas, un fantomatico cripto-ominide dell'Asia centrale. In realtà, i test hanno accertato che appartenevano a cavalli.

Stranamente, per un campione di Almasty è risultata una corrispondenza con l'orso nero americano, e un altro con il procione. E nessuna delle due specie è russa.

Sykes ritiene che la maggior parte di queste “scoperte” male interpretate sia frutto dell'ingenuità. “Accade tante volte che una persona viva una cosiddetta 'esperienza da Bigfoot'. Sentono qualcuno emettere strani versi, oppure qualcuno che gli tira dei sassi, o cose di questo genere. Poi notano un ciuffo di peli nascosto in un cespuglio e dicono: 'Aha, questo appartiene a Bigfoot!'”.

L'unico esemplare il cui test ha attribuito una corrispondenza umana – un presunto frammento di capello di Bigfoot proveniente dal Texas – è risultato appartenere a un comune Homo sapiens.

Lo Yeti è davvero un orso preistorico?


Dalle analisi del DNA è risultato che – dei frammenti di criptidi – uno su tre proveniva da orsi.

In due peli trovati sull'Himalaya – uno dall'India e uno dal Bhutan – e attribuiti allo Yeti, il team di scienziati ha recuperato un DNA che corrispondeva al 100% al DNA estratto dai fossili di mascelle di un orso polare preistorico che è vissuto oltre 40.000 anni fa.

Una scoperta che sembra confermare quanto affermato nel 2013 da una serie di documentari trasmessi in Inghilterra, “The Bigfoot files”, secondo i quali i due campioni ritrovati sull'Hymalaya avevano la corrispondenza più prossima con un orso polare preistorico.

Ciò non significa che lo Yeti esista davvero, ma se esistesse un parente aggressivo dell'orso polare in giro per l'Himalaya, questo potrebbe certamente spiegare perché si sia alimentata la leggenda dello Yeti.

Allora, due scienziati contattati da National Geographic dissero che avrebbero voluto leggere un documento che supportasse l'esistenza di questo misterioso orso polare – o suo parente – himalayano su una rivista soggetta a revisione paritaria.

Ora che questo documento esiste, cosa ne pensano? Robert Rockwell, biologo e ricercatore associato al Museo Americano di Storia Naturale, resta scettico.

Rockwell confessa di essere “un po' colpito e costernato” nell'apprendere che la corrispondenza con l'orso polare preistorico si sia basata su sole 104 coppie di basi di DNA mitocondriale, un limite ammesso dallo stesso team che ha lavorato allo studio.

“La sequenza di DNA analizzata è molto piccola, specialmente per una zona ad alta conservazione [quella parte di DNA che ricorre anche tra svariate specie differenti tra loro], per cui non penso che si possano tirare conclusioni sul tipo di orso”.

Gli fa eco Charlotte Lindqvist, una biologa molecolare alla State University di Buffalo. “Anche se dovessero trovare una corrispondenza pari al 100 per cento con un orso polare del Pleistocene",  ha scritto Lindqvist in una mail, "dobbiamo tenere bene a mente che quest'evidenza si basa comunque su un breve frammento” di un gene osservato anche in altri lignaggi e che non appartiene necessariamente a quella specie.

“Penso che ci siano altri scenari più plausibili. Ad esempio, i peli potrebbero provenire da orsi bruni nativi di quella zona”.

Il responsabile dello studio, Sykes, ammette che la scoperta è “solo un risultato preliminare” e che, per escludere che l'origine della leggenda dello Yeti sia l'orso bruno, c'è bisogno di ulteriore materiale genetico.

Ad ogni modo, Sykes sostiene la teoria dell'orso polare sconosciuto o “Orso Yeti”, secondo la quale l'animale misterioso sarebbe un orso polare ancora non noto o un ibrido tra orso polare e orso bruno. Una teoria che potrebbe anche spiegare il motivo per cui lo Yeti sarebbe così aggressivo e avrebbe un comportamento e un'apparenza così inusuali.

“L'unica corrispondenza al 100% era quella con l'orso polare preistorico”, continua Sykes, “mentre per orsi bruni, orsi polari moderni e orsi neri c'erano corrispondenze meno strette”.

Sykes parteciperà a un'imminente spedizione sull'Hymalaya che – secondo lui - dovrebbe risolvere una volte per tutte il mistero, in un senso o nell'altro.

Bigfootologo dell'anno


Sykes sostiene che i metodi forensi utilizzati dal suo team consentono di estrarre il DNA anche da campioni mal conservati e risalenti fino a cinquanta anni prima.

“Abbiamo sviluppato una tecnica per ripulire ogni contaminazione [di DNA umano] che si trova sulla superficie”, afferma Sykes. “Questo è il motivo per cui utilizziamo principalmente peli, perché hanno una superficie molto resistente, che ci permette di usare trattamenti chimici aggressivi per togliere qualsiasi contaminazione. Soprattutto quella umana”.

Sykes sostiene che i suoi metodi di ricerca offrano una speranza ai “cacciatori” di Bigfoot e ai criptozoologi che credono nell'esistenza di questi esseri.

“La buona notizia per 'bigfootologi' e appassionati che vogliono dimostrare e identificare quelle specie che inseguono da anni è che adesso c'è un nuovo modo per farlo, che non era mai stato usato finora”.

Sykes si è avvicinato a questi temi perché affascinato dalla possibilità che dietro alla leggenda dello Yeti ci siano esemplari “sopravvissuti” di uomo di Neanderthal o popolazioni umane che credevamo scomparse. Ad ogni modo, i suoi sforzi sono stati riconosciuti da chi crede nei cripto ominidi.

Sykes è orgoglioso di far sapere che è stato da poco insignito del titolo “Bigfootologo dell'anno”.

I parchi di sculture più belli del mondo


I dieci parchi di sculture  più belli del mondo
 
Giardino dei Tarocchi (Italia)
Fotografia giardinodeitarocchi.it

La Morte, il Diavolo, l'Imperatrice sono alcuni dei personaggi, ispirati agli arcani maggiori dei tarocchi (e al celebre Parc Guell di Anton Gaudì a Barcellona), che popolano questo parco sculture realizzato negli anni Novanta dalla scultrice franco americana Niki de Saint Phalle. affiancata da vari artisti contemporanei e soprattutto dal marito, Jean Tinguely.

Il padiglione d'ingresso del giardino, pensato come una soglia che divide la realtà dall'immaginario, è stato progettato dall'architetto svizzero Mario Botta.

Come arrivare: il parco si trova a Capalbio, in provincia di Grosseto, ed è aperto solo in alcuni periodi dell'anno o su prenotazione.

Okavango millesimo Patrimonio dell'Umanità

L'Unesco ha aspettato un numero perfetto per inserire nella sua lista questo paradiso terrestre che ha ispirato i più grandi maestri della fotografia naturalistica

di Jennifer S. Holland
 
Le foto più belle dell'Okavango  millesimo Patrimonio dell'Umanità
 
In mezzo scorre il fiume
Fotografia di George Steinmetz, National Geographic Creative

Il Delta dell'Okavango, in Botswana, pochi giorni fa è stato proclamato 1.000mo sito Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, una designazione che consente una speciale forma di protezione contro lo sviluppo delle attività umane.

Il delta comprende 7.770 chilometri quadrati di pianure ricche di acque, in cui canali, isolotti e lagune  consentono la vita di migliaia di specie animali e vegetali, e che ospitano, tra l'altro, la più folta popolazione di elefanti sulla Terra.

Il nuovo status metterà fine ai progetti di infrastrutture che incombono sulla regione.

Al via il concorso di fotografia National Geographic 2014

Inviate le vostre immagini dal 2 luglio al 30 settembre.

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Con questa fotografia, il lettore Mario Sanna di Sassari si è aggiudicato il secondo premio della categoria Mondo Animale nella scorsa edizione del concorso fotografico di NG Italia
Finalmente ci siamo; a partire dal 2 luglio potete cominciare a inviare le vostre immagini alla nona edizione del concorso di fotografia di National Geographic Italia, che come ogni anno vi offre la possibilità di cimentarvi con migliaia di lettori, di vedere le vostre immagini pubblicate sul nostro sito web e sul magazine e di vincere prestigiosi premi.

Quattro categorie (mondo animale, luoghi e paesaggi, persone e junior, quest'ultima dedicata ai giovani dai 15 ai 18 anni) nelle quali potrete sbizzarrirvi fino al 30 settembre inviando le vostre migliori immagini (un massimo di cinque in totale) attraverso la pagina dedicata. Le immagini, in formato jpg e del peso massimo di 1 mb ciascuna, vanno caricate direttamente dal sito compilando l'apposito modulo.

Per qualsiasi informazione, per vedere il regolamento completo, le FAQ, le gallerie dei vincitori delle precedenti edizioni e per scaricare la liberatoria per i soggetti riconoscibili, visitate la
pagina speciale dedicata al concorso.

I vincitori saranno annunciati nel numero di dicembre del magazine, ma nel frattempo potrete godervi una serie di gallerie di immagini selezionate che saranno pubblicate nelle prossime settimane sul nostro sito. Uscite a scattare quindi, avete ancora tre mesi di tempo; ma non dimenticate di leggere con cura il regolamento.

Diavolo di mare, signore degli abissi

Questi pesci sono nuotatori straordinari e molto veloci, non solo: si spingono a profondità impensabili per molte creature marine. Ma cosa fanno laggiù?

di Danielle Elliot
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Diavoli di mare cileni (uno con una remora attaccata) nuotano alle isole Azzorre, 2008. Fotografia di  Wolfgang Pölzer/ Alamy


La prima volta che hanno dotato i diavoli di mare cileni (Mobula tarapacana) di tag satellitari, gli scienziati si aspettavano di vederli rimanere in prossimità delle acque più calde in superficie, dove spesso vengono avvistati. Una nuova ricerca, pubblicata su Nature Communications, ha invece scoperto che si spingono anche al di sotto dei 1.800 metri di profondità, in una zona dell'oceano che poche altre specie sono in grado di raggiungere.

Questi animali raggiungono inoltre velocità fino ai 20 chilometri orari. Per fare un confronto, i capodogli e gli zifidi si muovono mediamente dai 3 ai 6 chilometri ogni ora, mentre il tonno rosso e il tonno pinna gialla si mantengono tra i 14 e i 18. Non si tratta dunque, solamente, di pesci più veloci e più abituati alle profondità di molti altri, percorrono anche distanze molto maggiori di quanto pensassimo.

Secondo la ricerca i diavoli di mare cileni migrano per circa 3.800 chilometri nel corso di sei mesi, molto più di quanto facciano altre specie di diavoli di mare studiate in precedenza, sia nell'Oceano Pacifico che nel Mar Mediterraneo. Profondità
e velocità sono davvero straordinarie, commenta il leader dello studio Simon Thorrold. Così tanto che all'inizio il co-autore della ricerca, il dottorando Camrin Braun, pensava di aver commesso un errore nell'interpretazione dei dati. Quando a un secondo calcolo sono emersi gli stessi risultati, il team ha avuto la conferma di aver scoperto qualcosa di speciale. "Non avrei mai immaginato che si spostassero così velocemente", racconta Thorrold, ricercatore capo del dipartimento di Biologia alla Woods Hole Oceanographic Institution.

Mantenersi caldi

Gli squali balena, gli elefanti marini settentrionali e gli zifi sono alcune tra le poche specie in grado di nuotare alle stesse profondità dei diavoli di mare. La maggioranza dei grandi predatori non è in grado di affrontare le temperature rigide, i bassi livelli di ossigeno e l'alta pressione al di sotto dei 1.000 metri. Le specie che ci riescono possono mantenere il proprio corpo caldo mentre nuotano in acqua la cui temperatura scende al di sotto dei 4 gradi Celsius. Fin dalla metà degli anni Novanta gli scienziati sono a conoscenza della capacità di mantenersi caldi dei diavoli di mare, ma nessuno è riuscito a comprenderne il motivo perché si pensava vivessero in acque poco profonde e con temperature elevate.

Durante la nuova ricerca, condotta tra il 2011 e il 2012, gli scienziati hanno taggato 15 esemplari di diavolo di mare al largo delle isole Azzorre, arcipelago portoghese nell'Atlantico settentrionale presso il quale banchi di questi animali si riuniscono regolarmente. I tag erano programmati per sganciarsi dai diavoli dopo sei mesi, per poi risalire in superficie e inviare i dati raccolti a un satellite. Aver scoperto che i diavoli di mare nuotano a grandi profondità ha finalmente dato una risposta a questioni irrisolte, spiegando anche perché si spostino così velocemente. "Sfruttano i loro muscoli per generare più calore possibile mentre scendono in profondità", spiega Thorrold. La temperatura del corpo è fondamentale, sia per il corretto funzionamento del cervello che per quello degli occhi.

Questa scoperta è sorprendente, commenta Les Kaufman, biologo marino della Boston University non coinvolto nello studio. A suo parere si tratta di un altro "esempio impressionante" dell'apparente collegamento tra la velocità e la generazione di calore. I pesci si riscaldano anche alla luce del sole, avvicinandosi alla superficie. La maggior parte delle razze si prepara per le immersioni quotidiane (e si riposa dopo averle compiute) trascorrendo almeno un'ora in acque poco profonde. Nelle specie che si immergono in profondità di notte, invece, questo comportamento non è stato osservato.

"Nonostante i diavoli di mare non siano certamente le uniche grandi specie marine che si impegnano in discese a grandi profondità, il loro peculiare posizionarsi tra gli squali e le razze, oltre al fatto che li conosciamo ancora poco, rende questa ricerca un contributo preziosissimo alla scienza che studia gli oceani", commenta Molly Lutcavage, oceanografa della Massachusetts University ad Amherst.

Anatomia di un'immersione

Durante le immersioni, che tipicamente durano tra i 60 e i 90 minuti, i diavoli di mare scendono rapidamente per poi iniziare a rallentare, nuotando orizzontalmente una volta raggiunta la profondità desiderata. Questo probabilmente significa - nonostante gli scienziati non l'abbiano ancora osservato in natura - che stanno cercando cibo, cacciando pesci e calamari.

"È difficile immaginare cos'altro potrebbero fare là sotto", spiega Thorrold. "Non sappiamo perché trascorrano tanto tempo a simili profondità", commenta Pedro Alfonso, biologo marino dell'Institute of Marine Research alle Azzorre e co-autore dello studio, "ma è possibile che si tratti proprio dei livelli da tutelare per proteggere le specie". Ancora più curioso, gli scienziati hanno registrato tre immersioni di diavoli di mare che sono durate circa 11 ore. "Se le razze scendono in profondità per così tanto tempo avranno freddo, perciò andranno incontro alla rapida perdita delle funzioni cerebrali, e anche la visione ne risentirà".

Gli squali elefante sono gli unici grandi predatori che, oltre ai diavoli di mare, riescono a rimanere in acque tanto fredde per lunghi periodi. Thorrold e colleghi non sono sicuri di quali siano le attività cui si dedicano in queste immersioni così lunghe, ma è probabile non si tratti unicamente di procacciarsi il cibo.

Per imparare di più riguardo a questi sorprendenti animali, il team ricorrerà a diverse tipologie di tag, compresi quelli acustici che possono essere lasciati sull'animale per svariati anni senza conseguenze. In futuro gli studi ci permetteranno di comprendere meglio l'importanza degli strati più profondi dell'oceano e dei loro abitanti. "Aver scoperto che si immergono e vanno alla ricerca di cibo così in profondità e così a lungo", commenta Kaufman, "rinforza l'idea sempre più diffusa che le creature che vivono in oceano aperto ne sfruttino un volume molto più grande di quanto pensassimo finora".

I misteri del calamaro gigante

Leggende e realtà sugli animali più enigmatici e sfuggenti degli abissi. Oggi uno studio rivela che la preda preferita dai capodogli potrebbe essere minacciata dai sonar


Il mostro degli abissiFotografia per gentile concessione Tsunemi Kubodera, Museo nazionale di Scienza del Giappone/AP

Questa fotografia immortala un momento storico: la prima cattura di un calamaro gigante vivo, una femmina, da parte di un'équipe di scienziati giapponesi al largo delle isole Ogasawara, a sud di Tokyo, nel dicembre del 2006.

Dai pochi esemplari recuperati, sappiamo che il calamaro gigante può raggiungere i 18 metri di lunghezza e i 900 chili di peso. Vive a grandi profondità e ha occhi giganteschi (25 centimetri di diametro), i più grandi dell'intero mondo animale, che gli permettono di vedere nel buio degli abissi.

Come gli altri calamari, ha otto braccia e due tentacoli più lunghi che gli servono per portare il cibo alla bocca simile a un becco. Si nutre di pesci, gamberetti e altri molluschi, ma c'è chi ipotizza che possa persino attaccare piccoli cetacei.

Non si sa di preciso quale sia l'areale della specie, anche se carcasse di calamari giganti sono state ritrovate in tutti gli oceani del mondo.

Le nuove, colorate creature degli abissi

Sono vermiformi, hanno grosse "labbra" e tinte sgargianti: scoperta una dozzina di specie di emicordati sul fondo dell'Oceano Atlantico. 

di Brian Handwerk
 
Le nuove, colorate  creature degli abissi
 
Fiori rosa nell'oceano
Fotografia per gentile concessione David Shale

Questa curiosa creatura fucsia, che può ricordare un fiore, appartiene in realtà a una nuova specie di  enteropneusti, una classe di invertebrati simili ai vermi, ed è stata scoperta a circa 2.700 metri di profondità, vicino alla Dorsale medio-atlantica. Fa parte del bottino di due recenti spedizioni negli abissi, che hanno individuato più di una dozzina di nuove specie e almeno quattro nuovi generi di animali.

La ricerca getta nuova luce sugli enteropneusti, che finora si riteneva abitassero solo acque poco profonde, spiega Karen Osborn, biologa dell'evoluzione al Museo nazionale di Storia naturale della Smithsonian Institution di Washington e coautrice di uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B. "A un certo punto, alcuni enteropneusti di acque basse devono essersi inoltrati in acque più profonde, e col tempo  la loro morfologia si è modificata per adattarsi alle sfide poste dal nuovo ambiente". 

Ad esempio, i "vermi" degli abissi hanno "labbra" molto lunghe che li aiutano ad afferrare le prede in un ambiente in cui il cibo è molto scarso. "Adesso quindi abbiamo un gruppo di specie abissali molto diverse per aspetto e comportamento da quelle che abitano acque basse".

Strane creature luminescenti negli abissi dei Caraibi

Una spedizione al largo delle Bahamas ha raccolto vari animali marini, alcuni dei quali ancora sconosciuti alla scienza, capaci di emettere luce

di Helen Scales
 
Strane creature luminescenti  negli abissi dei Caraibi
 
Gambero al neon
Immagine per gentile concessione NOAA-OER

Questo gambero di profondità del genere Parapandalus rilascia una nuvola di materia organica bioluminescente per confondere eventuali predatori.

La specie fa parte di un gruppo di creature dei fondali di cui si sono scoperte le proprietà bioluminescenti durante una spedizione al largo delle Bahamas.

Gli studiosi, a bordo del sommergibile Johnson-Sea-Link, hanno raccolto e osservato numerose creature bioluminescenti, tra cui anemoni, coralli, e una nuova specie di paguro, a circa 1.000 metri di profondità.

I ricercatori, fra i primi a studiare la bioluminescenza negli abitanti dei fondali, hanno esaminato poi molte creature in laboratorio. Hanno così scoperto che la bioluminescenza potrebbe anche servire agli animali a identificare il cibo in base al colore, dice Tamara Frank, biologa marina al Florida's Nova Southeastern Oceanographic Center nonché uno degli autori dello studio."È possibile che usino i vari colori della bioluminescenza per decidere cosa vogliono mangiare e cosa no", spiega Frank.

Un'altra scoperta è che gli animali di profondità emettono prevalentemente luce verde, anziché blu come le specie che vivono nella colonna d'acqua.

"Sul fondo marino le correnti sono molto attive e i detriti smossi nell'acqua possono rendere più arduo vedere la luce azzurra, mentre quella verde arriva un po' più lontano".

I camaleonti del mare

Dal polpo trasformista al pesce foglia. Vivono sott'acqua alcuni dei più grandi maestri del mimetismo in natura. E le forze armate Usa cercano di copiarli. Attenzione alcuni sono difficili da individuare anche nelle foto

Abile pescatrice
Fotografia di Jason Edwards

Rhycherus filamentosus è una delle oltre 200 specie di rana pescatrice che si nutre combinando le proprie capacità di camuffamento con quelle di ottima pescatrice, da cui il nome. A questo scopo il pesce utilizza un prolungamento della spina dorsale che termina in un'"esca” illuminata da batteri con cui attira pesci di passaggio che inghiotte in un sol boccone.

Quel simpatico, curioso, intelligentissimo polpo

I ricercatori hanno appena iniziato a studiare le straordinarie capacità del polpo, la più misteriosa creatura degli abissi

di Simon Worrall
invertebrati,etologia
Gli occhi di un polpo. Fotografia di Dex Image/Corbis

Ha tre cuori, e la sua pelle può mutare colore 177 volte all'ora. Può aprire un vasetto dotato di una chiusura a prova di bambino in pochi minuti. Si guarda intorno con occhi simili ai nostri, ma più funzionali. Ama giocare, è curioso e anche cannibale.

Scienziati e ingegneri stanno cominciando a capire solo ora a capire le straordinarie capacità del polpo, la più enigmatica creatura degli abissi, come sostiene la giornalista scientifica Katherine Harmon Courage, che gli ha dedicato un intero libro.

"Tutto è cominciato quando alla redazione di Scientific American, dove lavoravo, mi arrivò uno studio in cui si diceva che i polpi erano stati osservati mentre utilizzavano utensili", racconta. "Ho pensato: cosa potrà mai significare? Leggendo lo studio, ho scoperto che i polpi che vivono in ambienti sabbiosi, privi di anfratti in cui nascondersi, raccolgono gusci di cocco e li portano in giro per i fondali. Poi, se qualcosa li spaventa o li minaccia, si nascondono dentro i gusci, come fossero un rifugio temporaneo. Il tutto rientra perfettamente nella definizione di utensile. Mi sono detta che dovevo cercare di saperne
di più su queste creature". 

Cosa le piace di loro?

Il fatto che siano così diversi da noi eppure sembrino così complessi e sofisticati. Hanno molto da insegnarci sull'evoluzione, su come funziona il loro cervello, e capire come funziona il loro fa bene anche al nostro.

Aristotele scrisse che "il polpo è una creatura stupida", lei racconta l'opposto. Può farci qualche esempio dell'intelligenza dei polpi?

Hanno dimostrato di saper uscire dai labirinti. Quando vedono un oggetto nuovo sembrano molto curiosi. Lo esplorano con grande attenzione. Ecco perché riusciamo a far fare loro cose molto sofisticate come aprire bottiglie. E senza istruzioni!

Uno dei polpi che ha incontrato si chiama Billey.
Ci racconti cosa faceva.

I ricercatori hanno già dato a dei polpi barattoli da aprire. Esattamente come farebbe con il cibo o con le prede, il polpo prende il barattolo e comincia a studiarlo. Una volta capito che il polpo è in grado di svitare il tappo di un vasetto, i ricercatori hanno provato a complicargli le cose, e gli hanno dato uno di quei barattoli con il tappo a prova di bambino, che va prima premuto verso il basso e poi svitato. Billey ha capito come si faceva in meno di un'ora. Nei tentativi successivi però ci ha impiegato pochi minuti. È evidente che ha una memoria formidabile.

Uno studioso ha paragonato la loro intelligenza a quella dei cani.

La cosa interessante è che se incontriamo un polpo in un acquario o in un laboratorio l'animale cerca davvero di entrare in comunicazione con noi. Cerca il contatto visivo, ed è un tipo di interazione con l'uomo che molti animali non conoscono. Una lumaca non ci studia, a volte non ci guardano neppure i gatti. Ed è bizzarro, considerando che i polpi non sono animali che hanno vissuto con noi per migliaia di anni. Come abbiano questa capacità è un mistero.

Sono creature solitarie, vero? Come i giaguari, si ritrovano solo per accoppiarsi.

Esatto. E sono cannibali, il che può essere una spiegazione! La femmina porta le uova finché maturano, poi una volta schiuse rilascia i piccoli nell'acqua, si allontana e muore. Quindi neppure i piccoli hanno molti contatti con i loro genitori.

E i loro rituali di corteggiamento sono abbastanza bizzarri...

È vero, strani e diversi almeno quanto le varie specie di polpi. I maschi sono provvisti di un tentacolo specializzato che usano come... appendice durante l'accoppiamento. Alcuni di loro praticano quelle che potremmo chiamare tattiche tradizionali, ma altri, forse temendo di essere mangiati, si staccano il tentacolo e lo porgono direttamente alla femmina.

Possono anche modificare il proprio RNA, vero?

Si tratta di una scoperta davvero sorprendente risalente a qualche anno fa. Sappiamo che molti animali possono effettuare delle lievissime variazioni del loro RNA, una sorta di mini-evoluzione in diretta. Laddove il DNA è responsabile della nostra struttura a lungo termine - il colore degli occhi ad esempio - l'RNA può modificare alcune funzioni fisiologiche a breve termine. Ma la portata dei mutamenti nell'RNA del polpo non ha uguali nel mondo animale. Sembrano persino in grado di modificare la velocità di segnalazione del loro sistema nervoso, così da riuscire a sopravvivere negli ambienti più estremi, come l'acqua molto fredda.

Qual è il loro impiego nella ricerca in robotica?

I polpi hanno un amplissimo spettro di movimenti nei loro tentacoli, quindi riuscire a realizzare un robot che riesca a replicarle è una sfida davvero ardua. Ho visitato un laboratorio di ricerca a Livorno, in Italia, dove nel 2010 hanno cominciato a realizzare il primo tentacolo robotico in grado di muoversi e afferrare oggetti. Si tratta di una tecnologia estremamente interessante che un giorno avrà numerose applicazioni. Mi ha fatto un po' impressione però sentire un tentacolo robot che mi afferrava il dito!

Che impatto ha avuto il lavoro sui polpi sulla sua vita?

Mi ha davvero aperto gli occhi sulle incredibili possibilità dell'evoluzione. Il modo in cui interagiscono con noi, e ci guardano, colpisce la nostra immaginazione. Fisiologicamente, i loro occhi sono così simili ai nostri... Ma migliori, visto che il loro nervo ottico è all'esterno, quindi non hanno angoli ciechi come noi. Il nostro comune antenato era un verme marino cieco, ed è affascinante pensare che da questo antenato si siano evoluti così tanti tipi di visioni e di occhi, e come i nostri e quelli dei polpi siano rimasti così simili.

Lo spettacolo delle Perseidi, le meteore d'agosto

Passate le notti di attività massima, ecco una raccolta delle foto più belle delle stelle cadenti estive di quest'anno

di Andrew Fazekas
La vista dal MojaveFotografia di Wally Pacholka, TWAN

L'annuale sciame meteorico delle Perseidi ha illuminato i cieli di mezzo mondo. Passato il periodo di massima attività, qualche stella cadente sarà comunque ancora visibile fino al 24 agosto.

In questa foto, una brillante palla di fuoco attraversa il cielo stellato sopra Teutonia Peak, nel parco della Mojave National Preserve, in California, il 10 agosto, con qualche giorno d'anticipo sul picco delle Peseidi.

Sono state la pioggia di meteore più intensa del 2013, ma le Perseidi illuminano i nostri cieli ogni agosto, quando la Terra attraversa la gigantesca nuvola di detriti lasciati dalla cometa  Swift-Tuttle lungo la sua orbita.

Mentre la maggior parte delle meteore che sfrecciano attraverso i cieli non sono più grandi di un granello di sabbia, bolidi come quelli della foto qui sopra possono essere anche delle dimensioni di un pallone da basket. Il conseguente impatto con l'atmosfera e l'alta velocità provocano meteore insolitamente luminose, che possono proiettare ombre e addirittura lasciare una scia di fumo in cielo.

Il “campo” di meteore e l'incidente galattico

Le foto astronomiche della settimana

di Andrew Fazekas
 
Il “campo” di meteore   e l'incidente  galattico
 
"Campo" di meteore
Fotografia di Leif Smith, National Geographic Your Shot


Meteoriti sopra un campo fiorito ai piedi di Mount Hood, nell'Oregon. Quest'anno lo sciame meteorico delle Perseidi ha prodotto un tasso eccezionalmente alto di stelle cadenti, grazie anche all'assenza di Luna durante i momenti di massima attività.

Gli astrofili di tutto il mondo hanno potuto ammirare tra le 70 e le 80 stelle cadenti all'ora nei luoghi bui più lontani dalle luci della città.

Il polo polveroso e il selfie su Marte

Anche la cintura d'Orione tra Destiny e l'atmosfera terrestre nelle foto astronomiche della settimana

Il polo polveroso
Fotografia per gentile concessione NASA/JPL/University of Arizona


Il polo polveroso e il selfie su Marte
Strati di antiche polveri coprono il polo nord di Marte, in questa immagine scattata dal Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. Questi strati si sono probabilmente formati nel corso di milioni di anni con lo spostarsi dell'inclinazione orbitale del pianeta rosso. Diverse condizioni atmosferiche hanno lasciato depositi di differenti colori nel corso del tempo.

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